Il Corpo nei Processi di Gruppo: l’Embodiment come Risorsa di Trasformazione Collettiva

01/18/2025
Sessioni di embodiment coaching

I simboli del Sé emergono nelle profondità del corpo. C. G. Jung

Quando ci troviamo a lavorare in gruppo, tendiamo a concentrarci su parole, idee e azioni, dimenticando spesso che il corpo è parte integrante del processo. Sono consapevole che in questo articolo tratto un tema estremamente marginalizzato nel vivere comune.  Tuttavia, il corpo comunica tensioni, connessioni e dinamiche sottili che modellano l’esperienza collettiva. Portare consapevolezza al corpo significa attivare una comprensione più profonda delle relazioni e dei conflitti, trasformandoli in opportunità di crescita e connessione. I principi dell’embodiment ci offrono strumenti pratici per esplorare come il corpo influenza la collaborazione e la leadership nei gruppi. Ho scelto di mantenere il termine embodiment in inglese, poiché rende meglio l’idea rispetto a qualsiasi traduzione italiana, che non ne coglierebbe pienamente il significato e la profondità esperienziale.

Sfide nei processi di gruppo

I gruppi possono essere spazi ricchi di potenzialità, ma anche luoghi di sfida. Malintesi, dinamiche di potere non esplicite, conflitti latenti e difficoltà a prendere decisioni condivise sono ostacoli comuni. Spesso, il corpo è il primo a percepire queste tensioni: una respirazione affannosa, una postura rigida, un movimento o tic involontario, un senso di pesantezza possono rivelare ciò che le parole non riescono a esprimere. Uno dei principi fondamentali dell’embodiment è la consapevolezza corporea: essere presenti nel corpo aiuta a riconoscere questi segnali e a rispondere in modo più adattivo. Ignorare questi segnali significa trascurare preziose informazioni sulle dinamiche del gruppo. Dare spazio al corpo permette invece di portare alla luce ciò che è rimasto implicito, favorendo una maggiore armonia e comprensione reciproca.

È importante notare che trattare il tema del corpo è un aspetto delicato, soprattutto in contesti dove esistono traumi pregressi o tra persone provenienti da culture diverse. Ogni cultura ha una concezione e un approccio diverso al corpo. In alcune tradizioni, ad esempio, è normale danzare, muoversi o toccarsi, mentre in altre queste pratiche sono meno comuni. Pertanto, nel lavorare sulla consapevolezza corporea e nel valorizzare il corpo nei gruppi, è essenziale rispettare e adattarsi alle diverse sensibilità culturali, assicurandosi di ottenere sempre il consenso dei partecipanti prima di introdurre pratiche che coinvolgano il corpo. Questo è un aspetto fondamentale da un punto di vista etico: bisogna anche accettare che alcune persone possano non “sentire” o non essere pronte ad esplorare il proprio corpo in un determinato momento. Questo va considerato e rispettato in ogni fase del processo.

La mia esperienza sul campo

Nel mio lavoro, ho avuto l’opportunità di facilitare processi di gruppo in contesti diversi, dai team aziendali alle comunità locali. Ricordo un workshop con un gruppo di lavoro che si trovava in una fase di stallo. Nonostante le discussioni fossero aperte, si percepiva una tensione sottile e non dichiarata. Durante un esercizio basato sul body listening, ho invitato i partecipanti a esplorare come si sentivano nel corpo mentre ascoltavano gli altri. Attraverso questa semplice pratica, sono emerse emozioni di frustrazione e disagio che nessuno aveva espresso a parole. Una volta riconosciute, queste sensazioni hanno aperto la strada a un dialogo più autentico e alla risoluzione del conflitto.

In un altro caso, lavorando con un gruppo misto di stakeholder, ho utilizzato un esercizio di movimento collettivo per esplorare i ruoli che ciascuno tendeva ad assumere. Questo approccio ha permesso di evidenziare dinamiche di leadership implicite e di lavorare su un maggiore equilibrio nelle responsabilità, applicando il principio della deviazione: osservare come il corpo si discosta da schemi abituali per individuare nuove modalità di interazione.

In un altro progetto, durante un processo con un gruppo interdisciplinare, il tema principale era la difficoltà di trovare un linguaggio comune. Prima di affrontare il contenuto delle discussioni, abbiamo dedicato una sessione intera all’esplorazione corporea. I partecipanti, divisi in piccoli gruppi, hanno lavorato su movimenti sincronizzati per rappresentare le sfide che percepivano. Questo esercizio non solo ha rivelato schemi di esclusione e di leadership non dichiarata, ma ha anche creato un senso di appartenenza che ha facilitato le discussioni successive. Qui, abbiamo utilizzato il principio del contrasto, evidenziando differenze di postura e movimento per rendere più chiari gli schemi relazionali.

Corpo personale e corpo collettivo

Un altro aspetto spesso trascurato nei processi di gruppo riguarda la connessione tra il corpo individuale e quello collettivo, intesi come parti di un campo unificato e interconnesso. Il corpo collettivo non è una semplice astrazione, ma una realtà scientificamente riconosciuta. Non si tratta di concetti lontani dalla nostra esperienza quotidiana, ma di dinamiche concrete che influenzano la qualità delle relazioni e dei processi decisionali all’interno di qualsiasi gruppo. Che si tratti di un team di lavoro, di un gruppo multistakeholder impegnato nella co-creazione di nuove strategie, di una comunità di cittadini, o di un incontro tra politici, esiste sempre una connessione sottile tra i corpi individuali dei partecipanti, che si manifesta attraverso il corpo collettivo. Questo legame invisibile ma potente, purtroppo, viene spesso ignorato, ma ignorarlo comporta la perdita di una prospettiva fondamentale nel lavoro di gruppo.

In ogni interazione collettiva, il corpo individuale si inserisce in un “campo” che va oltre la somma delle sue parti, influenzando e venendo influenzato dal corpo collettivo. Le tensioni, le emozioni non dette, le dinamiche di potere sottili, ma anche le energie positive che emergono in un gruppo, sono tutte manifestazioni di questo corpo collettivo che, purtroppo, spesso sfuggono alla nostra consapevolezza.

Un concetto centrale in questo ambito è quello dell’intelligenza corporea, che trae ispirazione dal modello di intelligenza emotiva sviluppato da Daniel Goleman. L’intelligenza corporea si riferisce a una consapevolezza profonda del nostro corpo e della sua interazione con gli altri. Essa abbraccia diversi aspetti cruciali per il buon funzionamento di un gruppo:

Influenza sociale: infine, l’intelligenza corporea si esprime anche attraverso l’uso del corpo per facilitare la comunicazione e le interazioni. Un gesto, un sorriso, una postura aperta o chiusa possono influire notevolmente sull’atmosfera e sulla qualità delle relazioni all’interno del gruppo. L’abilità di usare il proprio corpo in modo consapevole e mirato per creare connessione e cooperazione è una risorsa potente.

Consapevolezza di sé: comprende la capacità di riconoscere il proprio corpo, i propri stati interni e le emozioni che li accompagnano. Questa consapevolezza è il primo passo per capire come la nostra energia e le nostre tensioni possano influenzare il gruppo.

Gestione di sé: implica la capacità di regolare le emozioni e gli stati corporei. In un gruppo, la nostra reattività emotiva si traduce spesso in segnali corporei visibili (come una postura tesa o una respirazione irregolare), che se non gestiti possono alterare la dinamica collettiva. Imparare a regolare questi segnali ci permette di mantenere un equilibrio che favorisca la collaborazione.

Consapevolezza sociale: si tratta della capacità di percepire i segnali corporei degli altri e di comprendere le dinamiche relazionali in atto. I segnali corporei degli altri possono rivelare tensioni non verbali, difficoltà o preoccupazioni che non emergono nei discorsi. Saperli riconoscere ci aiuta a leggere meglio la situazione e a intervenire in modo più empatico e mirato.

Strumenti per integrare il corpo nei processi di gruppo

Nel prendere in considerazione alcune pratiche per integrare il corpo nei processi di gruppo è importante che queste siano rispettose e consapevoli delle diversità. Gli strumenti che esploriamo per migliorare la comunicazione e l’interazione attraverso la consapevolezza corporea devono essere introdotti con sensibilità, attenzione e sempre con il consenso dei partecipanti. L’intelligenza corporea, che si sviluppa attraverso la consapevolezza del corpo, è uno degli strumenti principali per migliorare le dinamiche di gruppo. Questo approccio deve essere adattato alle esigenze culturali e individuali di ciascun membro del gruppo, riconoscendo che non tutti potrebbero sentirsi a loro agio o pronti a esplorare il proprio corpo in determinati contesti. Pertanto, ogni pratica deve essere modulata in base alla sensibilità del gruppo.

  • Pratiche di presenza: All’inizio di un incontro, dedica qualche minuto a semplici esercizi di respirazione o movimento per aiutare i partecipanti a sentirsi presenti e connessi. Questo crea un clima più rilassato e ricettivo.
  • Osservare le dinamiche corporee: Durante le interazioni, fai attenzione ai segnali non verbali. Come si muovono le persone? Quali posture adottano? A volte, un gesto o una posizione nel cerchio possono raccontare più delle parole.
  • Creare pause consapevoli: Integra momenti di silenzio o riflessione durante le discussioni. Questi spazi permettono ai partecipanti di connettersi con il proprio stato interno e di elaborare meglio le dinamiche in corso.
  • Sperimentare il movimento: Proponi semplici esercizi di movimento collettivo per esplorare come i partecipanti si relazionano tra loro. Questi momenti possono far emergere schemi nascosti e promuovere nuove modalità di collaborazione.
  • Accogliere le sensazioni corporee: Invita i partecipanti a notare e condividere ciò che sentono nel corpo durante le discussioni. Questo può rivelare emozioni o tensioni che, una volta espresse, arricchiscono il dialogo.
  • Centratura nei momenti di tensione: Insegna tecniche di centratura per aiutare i partecipanti a rimanere equilibrati sotto stress. Questo aiuta a regolare le emozioni e a gestire meglio i conflitti.

Domande per riflettere sul ruolo del corpo

  • Quali sensazioni corporee provo quando sono in un gruppo?
  • Come reagisco fisicamente quando emergono tensioni o conflitti?
  • In che modo posso il mio corpo può aiutarmi per favorire un clima di collaborazione?
  • Quali segnali corporei degli altri mi aiutano a comprendere meglio le dinamiche del gruppo?

Conclusione

Il corpo non è un accessorio, o un veicolo per trasportare la mente, ma un alleato prezioso nei processi personali e di gruppo. Sperimenta l’uso del corpo come strumento di ascolto e trasformazione nei tuoi contesti di lavoro o in ambiti informali, chiedendo sempre il permesso e nel rispetto delle diversità. Prova a dedicare più attenzione ai segnali corporei durante le interazioni di gruppo: potresti scoprire nuove chiavi per migliorare le relazioni e affrontare le sfide. Adottare queste strategie orientate al corpo è davvero una delle scelte più rivoluzionarie da fare in questo momento storico.

Ogni gruppo è un ecosistema unico, e il corpo può aiutarci a navigarlo con maggiore consapevolezza e apertura. Inizia a esplorare questa dimensione, osservando cosa cambia quando il corpo diventa parte attiva del processo. Il tuo gruppo potrebbe sorprendersi nel scoprire quanta energia nuova può emergere da questa attenzione.