La governance multi-stakeholder, o governance multipartecipativa, viene spesso presentata come il Sacro Graal della collaborazione.
Ma cosa è? La governance multi-stakeholder, o governance multipartecipativa, è un modello di governo in evoluzione che integra attivamente le diverse parti interessate nel processo decisionale e nell’attuazione di politiche per la gestione del bene comune o di altri interessi. L’idea è semplice: mettiamo intorno a un tavolo tutti gli attori coinvolti, creiamo un bel processo di dialogo, e come per magia emergeranno soluzioni innovative e condivise.
In teoria, funziona. In pratica? Beh, qualche volta sì, molte altre volte il processo si incaglia tra burocrazia, agende sovraccariche e una certa tendenza alla partecipazione di facciata. Il tutto condito da rituali ormai noti: un evento di lancio entusiasmante, incontri ricchi di promesse e… un finale a sorpresa (spoiler: spesso nessuna sorpresa).
I processi multistakeholder si trovano ovunque: nei grandi piani strategici, nei progetti di innovazione sociale, nei bandi di finanziamento e persino nelle aziende. Possono servire per sviluppare nuovi prodotti, servizi o modelli come nel design thinking e service design; o nei processi istituzionali per definire programmi, piani, strategie o modelli che richiedono un approccio multistakeholder. O nei processi di co-design di progetti, come nell’ambito dell’innovazione sociale. O anche nei processi più semplici di coinvolgimento di stakeholder esterni per ragioni legate alle strategie aziendali, come l’acquisizione di partnership strategiche, e il coinvolgimento degli utilizzatori finali, e così via. Molto spesso questi processi mirano a creare reti collaborative e strutturate su temi ben precisi e di particolare rilevanza da richiedere una collaborazione continuativa e strutturata. Tutto bellissimo, ma con un piccolo dettaglio: affinché funzionino davvero, devono essere più di un esercizio retorico.
Perché questo tema?
Perché da anni vivo e respiro questi processi. Ho facilitato eventi, co-creato strategie, visto idee brillanti nascere e, purtroppo, alcune di esse spegnersi troppo presto. Ho incontrato persone entusiaste, professionisti appassionati e contesti dove la collaborazione ha prodotto risultati straordinari.
E poi ho visto anche l’altro lato della medaglia: processi che si arenano perché manca un impegno reale, tavoli di lavoro dove tutti annuiscono ma nessuno si assume responsabilità, documenti che restano sulla carta senza mai tradursi in azioni concrete. E qui sorge la domanda: cosa distingue un vero processo collaborativo da una semplice esercitazione burocratica?
Teoria delle Reti e Sistemi
Parlare di collaborazione senza capire come funzionano le reti è un po’ come provare a ballare il tango senza conoscere i passi. Ecco alcuni concetti chiave:
- Nodi: Sono gli attori del processo (stakeholder, istituzioni, aziende, organizzazioni). Alcuni sono centrali, altri più periferici, ma tutti contribuiscono alla dinamica della rete.
- Connessioni: Non basta mettere le persone in contatto. Servono relazioni di fiducia, scambio di valore e interazioni significative per far sì che la rete sia realmente attiva.
- Densità e centralità: Una rete fitta di connessioni è resiliente. Se invece tutto dipende da pochi attori chiave, il sistema rischia di collassare alla prima difficoltà.
- Sistemi e interdipendenze: I processi collaborativi non esistono nel vuoto. Ogni decisione impatta su altri elementi del sistema, e ignorarlo significa perdere pezzi importanti del puzzle.
In poche parole: una rete è tanto forte quanto i legami che la tengono in piedi.
Le Sfide dei Processi Multi-Stakeholder
Il Coinvolgimento senza Sostanza
- Il coinvolgimento richiede tempo, risorse ed energie, ma molte organizzazioni e individui non sono disposti a investire realmente, limitandosi a una partecipazione formale e superficiale.
- C’è una tendenza diffusa a delegare senza un vero trasferimento di responsabilità, generando attori presenti ma non davvero coinvolti.
- Riconoscerle e affrontarle apertamente permette di costruire relazioni più solide e autentiche.
Motivazione: Questa Sconosciuta
- Spesso chi è designato a partecipare ha già una lunga storia di frustrazioni professionali.
- Fattori interni alle proprie organizzazioni di provenienza, come burnout, mancanza di riconoscimento, gerarchie aziendali rigide bloccano il coinvolgimento.
Manca un Approccio Sistemico
- Spesso i processi sono frammentati e non si tiene conto delle interdipendenze tra i diversi attori e altri elementi esterni collegati
- Senza un approccio sistemico, si rischia di intervenire solo su sintomi e non sulle cause strutturali dei problemi.
E Dopo?
- Senza una strategia di sostenibilità, le reti si dissolvono alla fine del progetto o dell’occasione che le ha attivate.
- I risultati vengono prodotti ma non implementati.
Il Tema Invisibile: Le Energie Sottostanti
- Dietro ogni processo collaborativo ci sono dinamiche di potere, tensioni latenti e motivazioni non sempre esplicitate.
- Riconoscerle e affrontarle apertamente permette di costruire relazioni più solide e autentiche.
Cosa Serve per Far Funzionare una Rete Multi-Stakeholder?
Dopo anni di esperienze sul campo, ho visto che i processi collaborativi funzionano davvero quando…
- Esiste un interesse comune autentico: Non basta dire che un tema è importante. Deve essere sentito come una priorità reale per chi partecipa.
- Le persone giuste sono al tavolo: Non solo i rappresentanti formali, ma anche chi ha davvero le leve decisionali e chi può influenzare il processo.
- Si lavora con un approccio sistemico: Guardare oltre il singolo problema, comprendendo le interdipendenze.
- Si presta attenzione ai Ruoli nei Gruppi: Esistono ruoli formali (chi è designato a partecipare), ruoli informali, ruoli sommersi (cosiddetti ruoli fantasma, che non sono visibili, non sono dichiarati o riconosciti ma si aggirano nel contesto interessato e lo influenzano). Il ruolo e la persona non sono la stessa cosa e chiarire questo aspetto spesso facilita il dialogo.
- Le dinamiche di potere vengono riconosciute e gestite: Perché non esistono processi collaborativi neutri.
Domande di Autoriflessione
Se stai partecipando o attivando un processo multi-stakeholder, fermati un momento e chiediti:
- Sto costruendo un processo inclusivo o solo una serie di incontri?
- I partecipanti hanno un ruolo attivo o sono solo presenze obbligate?
- Stiamo considerando le dinamiche di potere e le relazioni di fiducia?
- Cosa c’è nell’atmosfera che difficilmente può essere espresso?
- Che cosa manca?
- Cosa mi serve per realizzare un processo realmente inclusivo e non di facciata?
- Alla fine del percorso, cosa rimarrà di quello che abbiamo costruito?
Se vogliamo processi di collaborazione che funzionano, dobbiamo andare oltre le dichiarazioni di intenti e costruire qualcosa di solido.
La buona notizia? Funziona, se fatto bene. Ho visto esperienze di collaborazione trasformative, in cui persone con background diversi hanno trovato soluzioni innovative. Il segreto è un mix di metodo, ascolto attivo e la volontà di lavorare insieme senza preconcetti.